A lezione di sport da capitan Giannelli

A volte, la sconfitta cessa di essere soltanto una delusione sportiva e si trasforma nella misura esatta della statura umana di chi la subisce. È l’istante in cui si spegne l’adrenalina, il palazzetto si svuota e resta soltanto il peso schiacciante di un verdetto storto. Oggi le semifinali dell'Europeo si giocano all'Unipol Forum di Assago, in una Final Four milanese a cui l’Italia intera era convinta di partecipare, sognando la passerella casalinga e il bis del titolo vinto nel 2021. E invece gli azzurri la guarderanno da casa.
Quel verdetto maturato al PalaVela di Torino - con l’Italia di Fefè De Giorgi eliminata ai quarti al tie-break (3-2) per mano di una Finlandia solida e priva di timori reverenziali - è un taglio che brucia. Brucia per la dinamica del match: il vantaggio iniziale, il secondo set scivolato via ai vantaggi (26-28), un terzo parziale perso nei contrattempi (16-25) e un tie-break dove l'illusione dell'11-8 si è spenta nelle imprecisioni dell'attacco e nei muri degli scandinavi.
Eppure, a marcare a fuoco la serata torinese è stata soprattutto la fermezza con cui il capitano azzurro ne ha raccolto le macerie.
Presentatosi ai microfoni della Rai di Edi Dembinski con la faccia di chi non scappa di fronte alle responsabilità, Simone Giannelli ha rifiutato d'istinto ogni scorciatoia retorica o alibi di comodo. Nessun dito puntato verso la stanchezza, il calendario o le assenze. Quando l'intervista si è incanalata sui binari insidiosi delle suggestioni emotive – quelle di una squadra descritta con gli "occhi persi nel vuoto" –, Giannelli ha reagito con la lucida fermezza dei grandi leader, spogliando il racconto dalla narrazione del dramma e restituendo alla pallavolo la sua essenza più pura e spietata:
"Lo sport è così, tanto bello quanto vero e crudele. Loro hanno giocato meglio nei momenti chiave, noi non siamo stati capaci di fare una partita di livello. Bisogna saper accettare che oggi la Finlandia ha meritato e stringere loro la mano. Occhi persi? Non esageriamo. Vincere e perdere fa parte dello sport: se non siamo bravi a chiudere in certi momenti, bisogna riconoscere il valore degli altri. Il resto sono solo chiacchiere”.
Nessun gesto di stizza, ma un atto di autocritica ed eleganza agonistica: la capacità di guardare in faccia il limite del momento senza cercare rifugio nelle scuse. Un concetto ribadito a mente fredda poche ore dopo sui propri canali social: “Mi dispiace, ci dispiace. Oggi è difficile, ma fa parte della nostra vita. Servirà, ne sono convinto. Parole già ne ho dette alla fine del match, oggi più che mai il silenzio è d'oro. FORZA ITALIA SEMPRE, con tanta gratitudine”.
È una lezione che ha trovato immediata sponda nelle istituzioni. Raggiunto dai microfoni di Sky Sport, il presidente della FIPAV Giuseppe Manfredi ha rinnovato la totale fiducia nel commissario tecnico Fefè De Giorgi e nel gruppo azzurro, confermando come un passaggio a vuoto non possa azzerare un ciclo vincente né incrinare la credibilità di un progetto: la dimostrazione che la visione del capitano è la stessa identica filosofia che guida l'intera federazione.
In un'epoca culturale che misura la dignità di un atleta esclusivamente attraverso il peso del metallo al collo e che fatica ad accettare la sconfitta senza trasformarla in un processo sommaria, la lezione di Giannelli brilla per misura e verità. Ammettere la superiorità dell'avversario nel giorno in cui è stato più bravo, custodire l'amarezza senza sfasciare il gruppo e ripartire dal lavoro in palestra sono le sole regole d'oro dello sport d'élite.
L’Italia saluta l'Europeo sul campo e guarda da spettatrice le semifinali di Assago, ma ritrova nella postura e nel rigore morale di Simone Giannelli la pietra angolare su cui ricostruire il proprio domani.
Lorenzo Villanetti