Aldair a RRS: il mito giallorosso si racconta

In occasione dell'uscita del docufilm "Aldair - Cuore giallorosso", il leggendario difensore della Roma è venuto a trovarci nei nostri studi, raccontandosi tra calcio e cinema. “L’affetto ricevuto in questi anni è bellissimo", spiega Pluto. "Con la tifoseria giallorossa non ho mai avuto problemi, quindi grazie.
Dai campetti di Bahia ai più grandi stadi internazionali
Quel campetto (quello di Bahia, dove è cresciuto, ndr) per me è il Maracanà, lo Stadio Olimpico, perché è lì che ho dato i primi calci al pallone. A sette anni scappavo da casa per andare a giocare. Ogni volta che vado lì ci divertiamo, torniamo indietro di tanti anni. Nel film ho voluto far vedere anche da dove sono partito, soprattutto per i più giovani.
Di Roma mi è rimasto tantissimo perché la società mi ha dato tanto. Ho avuto due figli che sono nati nella Capitale, e a questo ci tengo tanto perché sono nella città eterna, un posto che prima non mi passava nemmeno nella testa. Avere questo affetto è una cosa che ti entra nel sangue.
Il rapporto con Falcao
Falcao è un grandissimo calciatore, ho il massimo rispetto. Quando il direttore mi ha chiamato dicendomi di dover portare la maglia di Falcao ero spaventato, ma non mi dava fastidio. Io ho visto quello che ha fatto anche nell'Internacional de Porto Alegre, è una bellissima storia.
Usa '94
La finale di Coppa del Mondo di Usa '94 è stata una partita giocata in maniera lenta: l'Italia ha avuto poca possibilità di andare in porta, ma penso che tutto sommato siamo stati più fortunati a vincere ai rigori.
Ho segnato nella parte giusta, il primo gol non potevo farlo meglio quindi è stato spontaneo andare sotto la curva sud. È stato bello mettere sul documentario quella parte li. Tutte le volte che giro per i cinema sentire questi cori (Aldair! Aldair!, ndr) con il mio nome mi emoziona. Vivere tutto questo è stato più grande di me, è una cosa bellissima.
La fascia da capitano consegnata a Totti
La fascia da capitano consegnata a Francesco Totti? In Brasile, al contrario dell'Italia, si usa affidarla al più forte. Quel gesto è stato bello: ho pensato 'questo ragazzo diventerà forte' e gli ho passato la fascia. Sono contento di averlo fatto e sono felice per tutta la sua carriera. Noi sapevamo che Francesco viveva per la Roma, parlare di lui è difficile.
Dopo il primo anno a Roma sono arrivate delle offerte dall'estero, ma io sono voluto rimanere. Ho ricevuto anche chiamate dall'Inter ma perché a 34 anni non ce la facevo più a stare dietro ai ritmi di Zeman. Quando arrivò Capello, poi, disse che non dovevo muovermi facendomi rimanere a Roma.
Lo Scudetto
Il calcio mi emoziona sempre, anche quello attuale. Ora seguo le squadre che mi piacciono di più ma in generale lo seguo. La squadra che guardo di più è la Roma. Quando abbiamo vinto lo scudetto a Roma altro che carnevale di Rio. Se uno non lo ha vissuto non ci crede. È stata una cosa bellissima che spero possa ricapitare il prima possibile".