La Premier League e il fantasma del “modello Italia”

Simone Santinelli
Sport
28/09/2026

La Premier League continua a regnare incontrastata come il campionato più ricco, seguito e ambito del pianeta. Una superpotenza economica capace di muovere miliardi. Ma sotto la superficie scintillante di stadi avveniristici e contratti televisivi faraonici si muove un meccanismo sempre più fragile, retto da trucchi finanziari che prima o poi sono destinati a scoppiare.


FFP e SCR, regole per un “sistema sostenibile”

Il cuore del problema risiede sempre nelle modalità inserite dalla UEFA e anche dalla Premier stessa, quindi il Financial Fair Play (FFP) e Squad Cost Ratio (SCR). Regole per cercare, secondo loro, di avere un sistema sostenibile. In un mondo utopico e a livello teorico il ragionamento dei due organi sarebbe anche corretto. Ciò si scontra con la realtà, dove queste regole stanno portando solo svantaggi perché l’unico pensiero è il come aggirare tali limitazione in modo legale e regolare. Ma come funziona in Premier l’SCR? Questo meccanismo introdotto a partire dalla stagione 2026/2027, vincola rigidamente la capacità di spesa all’andamento reale del fatturato. Ovvero, maggiore è il volume dei ricavi generali da un club, maggiore diventa la cifra assoluta spendibile per la rosa. In sostanza Il limite annuale di spesa per i costi della rosa (omnicomprensivo: stipendi di giocatori e allenatore, ammortamenti dei cartellini e commissioni agli agenti) viene calcolato sui ricavi calcistici totali. Esistono quindi due percentuali in base al giocare o meno le coppe europee:

  1. 85% dei ricavi spendibile per i club che non partecipano alle coppe europee
  2. 70% dei ricavi spendibile per i club che giocano le coppe


La differenza viene giustificata per permettere alle squadre più piccole di mantenere una sorta di competitività rispetto a chi ha più introiti generati dal giocare le coppe.


La Premier ha cercato di predisporre delle sanzioni nette e certe per gli sforamenti con il Red Threshold, ovvero un cuscinetto di flessibilità fissato al 115%. Quindi sforare i limiti de l’SCR ma entro il 115% porta ad una sanzione pecuniaria e possibili modifiche delle percentuali di spesa con delle restrizioni importanti. Sforare invece il limite massimo imposto comporta delle sanzioni sportive vere immediate. Una penalizzazione di 6 punti in classifica più altri punti in base alle eccedenze: più un punto ulteriore ogni 6,5 milioni di sterline oltre la soglia, con arrotondamento verso l’alto.


Nel 2024 l’Everton ricevette una seconda penalizzazione di due punti, dopo i dieci punti iniziali inflitti nel 2023 e successivamente ridotti a sei in appello. Il Nottingham Forest fu invece penalizzato di quattro punti.


La bolla della Premier: plusvalenze e ammortamenti

Come poter restare nelle regole imposte a fronte di costi operativi e ingaggi che si impennano ogni anno? Questa è la grande domanda che si fanno i club. E la risposta più semplice si trova proprio nelle regole stesse, perché negli introiti giustamente fanno parte anche i più i profitti netti del calciomercato. Ed è proprio questo punto che vede nascere la bolla, il filo sottile che sostiene tutto nel presente, ma quanto può durare? Le valutazioni dei calciatori sono aleatorie e frutto di accordo privato tra società private, ergo non esistono parametri reali ed oggettivi per la valutazione. La conseguenza è facile da prevedere, aumento di scambi dei calciatori con valutazioni esagerate a volte insensate. Il volume d'affari del calciomercato estivo della Premier League è cresciuto del 47,88% negli ultimi 3 anni, passando dai 2,36 miliardi di sterline del 2023 al record storico di 3,49 miliardi di sterline registrato nella sessione estiva del 2026. Cosa comporta questo? Che tutto si regge su operazioni di ingegneria contabile che vale assolutamente nel breve generando plusvalenze immediate o ricavi cartolari utili a ripianare il bilancio dell'esercizio in corso. E nel lungo periodo? Naturalmente si avrà un appesantimento continuo dei bilanci caricati di quote ammortamenti sempre più pesanti dovuto agli acquisti a botte di 80/100 Milioni di Euro, e anche di più, per l’acquisto dei cartellini dei giocatori che poi saranno spalmati in base alla durata dei contratti.


Un esempio per capire la metodologia operativa ci porta direttamente agli affari sull'asse tra Chelsea e Aston Villa. I Blues acquistano dall’Aston Villa il cartellino di Rogers per la cifra monstre di 138 milioni di euro. Dal canto suo, lo stesso Aston Villa — sempre nella stessa sessione di mercato — prima acquista, dal Chelsea, in prestito con obbligo di riscatto a valere dall’anno successivo il calciatore Garnacho per 42,5 milioni (un'operazione che a livello contabile vale già come cessione immediata, pur differendo l'effettivo incasso economico all'esercizio seguente), e poi chiude l'estate prelevando, sempre dal Chelsea, il cartellino di Martinez per 55 milioni. Facendo i conti, a fronte di un'uscita importante di 138 milioni, il Chelsea si ritrova in entrata con 97,5 milioni provenienti tutti dallo stesso interlocutore, ovvero l’Aston Villa. Ma questo è uno dei tanti esempi. Esercizi di ingegneria contabile basati su valutazioni puramente soggettive, figlie di accordi non scritti che avvengono quasi esclusivamente all'interno del perimetro della Premier League. È infatti estremamente raro riscontrare valutazioni di questo tipo in operazioni condotte con i campionati esteri.

Ogni sessione di mercato diventa così sempre più un enorme gioco di prestigio: cercare di incrementare più possibile il volume delle cessioni dei calciatori per avere più margine per operare in entrata. Sostanzialmente si sta solo spostando il debito in avanti, rendendolo sempre più pesante. Ovvero Il sistema non elimina il costo: lo distribuisce nel tempo, lasciando ai bilanci futuri ammortamenti, obblighi di pagamento con il rischio che il valore contabile dei giocatori non corrisponda più al loro reale valore economico.


Un modello economico basato sulla crescita esponenziale perpetua è, per sua natura, una bolla destinata a scoppiare


Il parallelo storico: la strada già percorsa in Italia

Guardando a questo scenario, è impossibile non avvertire un forte senso di déjà-vu per chi segue il calcio italiano. La tentazione di usare il calciomercato come strumento di finanza creativa non è una novità, e la Serie A ne sa qualcosa.


All'inizio del millennio, con la vendita dei diritti TV dell’intero campionato – 1999 fu il primo anno in cui venne trasmesso l’intero campionato - il calcio italiano vide un aumento vertiginoso degli introiti e di conseguenza gli acquisti durante il calciomercato di quegli anni subirono impennate importanti. Ci furono molte società che scambiavano calciatori, con pari valutazioni leggermente gonfiate per generare plusvalenze in un sistema che stava impennando il giro d’affari cresciuto tra il 1998 e il 2005 del 299%. Ma tutto rientrò molto presto, dopo i crack finanziari di club storici di Fiorentina, Parma e Lazio che hanno subito chi l’amministrazione controllata chi il fallimento vero e proprio con la ripartenza nelle serie inferiori. Lo spavento degli altri club e la forte contrazione di liquidità costrinse i club a ridimensionare ambizioni e costi, prima di una crisi irreversibile capendo che l’utilizzo di plusvalenze fittizie generate solo per salvare i bilanci avrebbe portato al collasso strutturale. Ci fu anche un’inchiesta della magistratura ordinaria partita negli anni 2004 e 2005 arrivò a giudizio tra il 2007 e 2008 sostanzialmente ad un nulla di fatto. I giudici stabilirono che nel mercato del calcio non esiste un parametro oggettivo e di legge per stabilire il reale valore di mercato del cartellino di un calciatore. Di conseguenza, non era possibile dimostrare matematicamente che una plusvalenza fosse "falsa" o alterata. Dopo i crack finanziari e la contrazione di liquidità gli artifizi contabili vennero meno e il mondo calcio in Italia attraversò una profonda fase di ridimensionamento ma riuscì a restare in piedi. Il costo però fu importante, ovvero da campionato più importante del mondo che fu negli 80-90, lasciò sempre più il passo ad un Premier in forte crescita di ricavi. Premier che ora si ritrova nella stessa situazione già vissuta nel nostro paese.


Un vortice senza via d'uscita?

Oggi la Premier League si trova esattamente su quella china pericolosa. Fino a quando si riuscirà a spostare il debito in avanti il sistema reggerà grazie ai ricavi televisivi globali. Ma il giorno in cui la crescita dei diritti tv dovesse stabilizzarsi o contrarsi, il peso degli ammortamenti impossibili sul lungo periodo presenterà il conto.


Il calcio inglese rischia di scoprire a sue spese ciò che l'Italia ha già imparato a caro prezzo: i trucchi finanziari salva-bilanci comprano tempo, ma non salvano dal baratro. Quando e se la bolla scoppierà, a pagare il prezzo più alto saranno i campi da gioco e le classifiche.


Nel mentre anche se per motivi che esulano dal discorso plusvalenze con i giocatori, il Manchester City è stato ritenuto colpevole da una commissione indipendente di 114 delle 115 violazioni finanziare contestate dalla Premier League. Le accuse riguardano delle ipotetiche sponsorizzazioni fittizie utilizzate per gonfiare i ricavi tramite società vicine alla proprietà in violazione dei parametri stabiliti - nel periodo compreso tra il 2009 e il 2018 - il tempo di rapida crescita del City. Ovviamente la società che fa capo allo sceicco Mansour ha già presentato ricorso, e la questione è tutt’altro che risolta e ci vorrà ancora molto tempo prima di arrivare a una sentenza definitiva.


Alla fine, tutto ruota intorno alla copertura di costi che si alzano sempre. Essendo sempre una competizione, ci stà che sussista la tendenza ad aumentare gli investimenti, è la regola e la logica del mercato, ma questo deve avvenire sempre nel rispetto della legge e degli altri club. Trovare strade finanziarie fantasiose è un rischio, e, quando questo rischio si protrae nel tempo, diventa un inevitabile punto di non ritorno.